Iscrizione:

|
Facebook RSS
05
03
Mercatino Arte e Cultura

Mercatino Arte e Cultura

09:00

Dettagli
Sperando in un tempo atmosferico più clemente.... ritorniamo in piazza con espositori, Passalibro e mercato Coldiretti.A mezzogiorno, un piatto di gnocchetti con pancetta e piselli vi rincuorerà di sicuro!
04
03
CORIANDOLI IN PIAZZA

CORIANDOLI IN PIAZZA

14:30

Dettagli
A CARNEVALE, OGNI COSTUME VALE!!!!Vi aspettiamo in piazza Italia con coriandoli e stelle filanti: troverete un grande complesso per un megaconcerto dedicato ad ogni età. Non mancheranno chiacchere e te per la merenda ed un fantastico truccabimbi!
24
02
ASSEMBLEA ANNUALE SOCI

ASSEMBLEA ANNUALE SOCI

21:00

Dettagli
in allegato la lettera di convocazione per l'assemblea annuale dei soci Pro Loco.Vi aspettiamo tutti, ma proprio tutti.Grazie Il Consiglio
10
02
PROGRAMMA PLG 2017

PROGRAMMA PLG 2017

14:28

Dettagli
E' FINALMENTE PRONTO IL CALENDARIO CON LE ATTIVITA' PROGRAMMATE PER IL 2017.BUON ANNO A TUTTI.IL CONSIGLIO
05
02
MERCATINO ARTE E CULTURA

MERCATINO ARTE E CULTURA

09:00

Dettagli
E si ritorna in piazza, da ora ed ogni prima domenica del mese, con la nostra fiera locale di arte e cultura, hobbisti, artigiani, articoli di antiquariato e modernariato, il nostro Passalibro e l'angolo della Coldiretti.Per le ore dodici.. preparatevi a gustare una calda pasta in brodo di legumi.Vi aspettiamo.Il Consiglio
Vedi tutti gli eventi

Storia



La storia di Gorgonzola

Si ringraziano di cuore

Bruno Giussani, per i testi e le ricerche

Luciano De Giorgio per le fotografie.


Gorgonzola è posta lungo l’antica strada romana per Aquileia,  divenuta poi la Postale veneta. Sull’origine del nome esistono varie ipotesi quasi tutte verosimili , ma nessuna che si possa assumere come definitiva. I documenti certi sono, per ora , del 953 quando un Ambrogio notaio è detto chierico e custode della Chiesa di san Protaso in Gorgontiola;  va aggiunto il contratto rilevato dallo storico Giulini che, nel 970, parla di un chierico Adalberto della chiesa di san Gervaso e Protaso in Gorgontiola. Altri studi ed ipotesi parlano del nome Argentia (nome di una località romana a 14 miglia sulla strada da Milano verso Bergamo, sulla strada che portava i Pellegrini a Gerusalemme) che nei secoli divenne Gorgonzola. Un dato economico certo: tutte le campagne che stavano attorno alla città di Milano erano considerate il granaio della città anche perché questa zona era ricca di acqua e di risorgive; Gorgonzola rientrava nei fornitori della città per i suoi ortaggi e per il suo foraggio. Gorgonzola era pure il capo della Pieve Ecclesiastica di una grande zona, arrivava fino a Segrate, ed era l’unica chiesa che aveva il diritto di battezzare, di sposare  e di cresimare tutte le persone che vivevano nella Pieve. Dal punto di vista civile occorre ricordare che Gorgonzola nel 1757, all’epoca di Maria Teresa, fu a capo di 22 comuni retti da due cancellieri; nel 1786 divenne capo del distretto XII; col Regno di Italia fu capoluogo del Cantone IV Distretto III di Monza, Dipartimento dell’Olona ed aveva sotto di sé ben 33 comuni. Con l’Unità di Italia era a capo del XIV Circondario di Milano e si estendeva da Basiano a Vignate.

Il naviglio Martesana

Il dato più rilevante per il paese venne dato dalla costruzione del Naviglio Martesana, che oltre a regolarizzare l’uso delle acque della zona, divenne il promotore del commercio dalla bergamasca a Milano  e praticamente creò la prima unione commerciale in Lombardia. La parola “naviglio” o “naviri” o “navili” definisce un canale o fosso navigabile ma per un certo tempo indicò anche, per analogia, i canali irrigatori. “Naviglio” significava inoltre nella lingua italiana del XIII secolo “imbarcazione” o “moltitudine di navi” dello stesso tipo. La costruzione di queste particolari “strade” ha consentito lo sviluppo di una fitta rete di irrigazione e ha favorito i trasporti, gli scambi e i commerci. L’idea di un canale che collegasse Milano all’Adda cominciò a prendere forma a metà circa del secolo XV. Accogliendo le proposte di un consorzio di privati cittadini, il duca Filippo Maria, ultimo dei Visconti, approvò, infatti, il piano di scavo del nuovo canale, con un decreto del 3 giugno 1443.  Il primo progetto era però limitato a un’opera che servisse sia per l’irrigazione dei campi coltivati sia per fornire ai mulini la necessaria forza motrice, non tanto alla navigazione. Filippo Maria Visconti si era preoccupato anche di mettere alcune condizioni, come quella di non togliere l’acqua all’Adda in caso di guerra o di preparativi di guerra, dato che il fiume rappresentava il confine naturale fra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e costituiva, per l’arte bellica del tempo, una notevole difesa. I costruttori dovevano inoltre prevedere le misure necessarie per lo smaltimento delle piene.

Ma già il Visconti aveva previsto di far diventare quel semplice canale un vero e proprio naviglio che portasse a Milano. E già qualche mese dopo, il 20 dicembre dello stesso anno con un decreto successivo il Duca di Milano stabiliva in pratica la creazione del nuovo Naviglio, inserito in un progetto di più ampio respiro, che interessava non solo il collegamento di Milano con l’Adda ma anche col Po e col Ticino. I relativi lavori non vennero però iniziati con tempestività; e quando nel 1447 morì Filippo Maria Visconti, non erano ancora cominciati. Soltanto dieci anni dopo il nuovo duca di Milano, Francesco Sforza, dava il via agli scavi, di cui nel frattempo aveva affidato la direzione all’ingegnere Bertola da Novate, un tecnico di grande valore che, ancora ai tempi dei Visconti, si era occupato con altri del nuovo canale. Il nome di Martesana venne al nuovo Naviglio da una stirpe, la gens Martecia, che già prima dell’anno Mille era stanziata nella regione compresa tra il Seveso, l’Adda, la Valassina e il territorio di Melzo, una zona che era stata circoscrizione militare dei Goti, poi dei Bizantini e dei Longobardi. I primi lavori, dall’Adda fino al fiume Seveso, furono realizzati in otto anni. Ma ne occorsero altri sei prima di rendere navigabile questo tratto. L’intero percorso fu infine realizzato nel 1496, sotto Ludovico il Moro, con l’arrivo degli scavi alla periferia di Milano e il congiungimento del Naviglio con la Cerchia interna della città. Diresse i lavori l’ingegnere ducale Bartolomeo Della Valle e pare vi abbia influito Leonardo da Vinci, che già per conto del governo milanese si era occupato del Naviglio di Paderno. Una volta terminata la nuova opera, i governanti si preoccuparono di regolarne minuziosamente l’uso. Tutte le merci dovevano pagare, entrando o uscendo da Milano, il cosiddetto Dazio della Conca, un’imposta suppletiva su merci già tassate, il cui gettito era integralmente destinato alle spese di manutenzione del canale. Forse per liberare lo Stato dagli oneri di gestione e probabilmente su richiesta dei milanesi, nel 1515 il governatore Massimiliano Sforza vendeva alla città di Milano il Naviglio Grande e la Martesana, con tutti i diritti sulle acque, alvei e rive, eccettuate quelle vendite e donazioni fatte in precedenza, in genere a privati. Negli ultimi decenni del secolo XVI il traffico commerciale sulla Martesana era intenso, anche se a volte compromesso dalle ricorrenti piene del fiume Lambro che, entrando nel Naviglio all’altezza di Crescenzago, provocava non pochi disagi ai barcaioli, costretti anche a subire la perdita di interi carichi di merce. In quegli anni, i barconi della Martesana portavano a Milano frumento, granaglie, frutta fresca, prodotti caseari, carni, bestie da macello. E inoltre marmo, legname di ogni genere; e poi utensili vari, catene, sedie, paglia, carbone, calcina, pietre per le fornaci e altri materiali. Le barche erano tassate pesantemente. Dalla seconda metà del Seicento, la Martesana inoltre non rappresentò soltanto una realtà commerciale e agricola.  Sulle sue sponde, come su quelle di altri Navigli milanesi, sorsero ville patrizie di notevole valore artistico, sede di vacanza e di svago per i nobili milanesi durante la stagione calda o al dolce inizio degli autunni padani. Ventiquattro sono gli edifici di rilevante valore storico-artistico che si affacciano su questo canale; mentre sono trentuno sul Naviglio Grande e cinque su quello di Bereguardo. La Martesana fu attiva per tutto il secolo scorso. I barconi, le barche mezzane e i borcelli, costruiti nei cantieri sul Lago di Como, scendevano e risalivano la corrente con grande frequenza; i servizi di corriera tra Milano, Concesa, Vaprio e Inzago coprivano il percorso in sette ore e mezzo in discesa e in dodici ore in risalita. Poi, nel XIX secolo, la Martesana subì la stessa sorte degli altri Navigli milanesi, avviandosi a rapidissimo declino. Così la Martesana, come gli altri Navigli del sistema milanese, attende malinconicamente che il futuro le ridia una sua identità.

I Gioielli di Gorgonzola

VILLA  SERBELLONI

Divenuta nel 1802 Sola Busca è posta a sud del canale; il 1571 riportato su un portale, si riferisce forse alla data di costruzione.  Questa villa-palazzo è collegata ad un edificio, posto al di là del naviglio, da un caratteristico ponte di legno. Il giardino della villa , ora parco pubblico , era all’italiana e nell’ottocento divenne poi  all’inglese: rimane del primitivo giardino la rotonda alimentata dal Martesana. Dalla sponda opposta si osserva VILLA PIROLA con la sua ristrutturazione ottocentesca , vedi il grande protiro neoclassico, in origine era una residenza barocca della famiglia  Freganeschi. Risalendo più oltre il canale si osserva PALAZZO MANZOLI della seconda metà del 1600 anch’esso con giardino ed imbarcadero. Di maggior interesse storico è la TORRE DEGLI ARRIGONI del XIV o XV secolo: era una torre di avvistamento rivolta verso la bergamasca e secondo, alcune ipotesi, il nucleo primitivo di Gorgonzola si era sviluppato proprio in quella zona. PALAZZO MADERNA invece è di fattura settecentesca.

TORRETTA DEL PARCO

La torre ha una struttura quadrata, si articola su quattro piani e tra un piano e l’altro esistono piccole finestre strombate che forniscono una luce minima, per cui la torre risulta sempre in penombra.  Dette finestre richiamano architettonicamente la vecchia torre difensiva medioevale. La struttura muraria termina con un tetto di coppe rosse su cui, fino a pochi anni fa, svettava una banderuola che segnava la direzione del vento. Le scale interne hanno i gradini di pietra ed una ringhiera di ferro battuto ad aste. Curiosità: i gradini sono 125 fino alla cima, gli ultimi 14 sono a chiocciola. L’ultimo piano della torre è un locale quadrato con finestre per ogni lato, il pavimento è un tipico cotto lombardo.

Storia

La torre venne dapprima inglobata da un castello medioevale dell’epoca dei Visconti; nel secolo XVI passò alla nobile casata spagnola dei Serbelloni che lo acquisirono con tutto il paese. Questa dinastia trasformò il castello difensivo in un palazzo gentilizio di città con annesse corti e costruzioni per lo stoccaggio dei prodotti agricoli e per i cavalli da carrozza e da sella. La torre allora perse la sua caratteristica difensiva e divenne un ornamento del palazzo e quindi fu collegata ad esso mediante delle porte, ancora visibili ed usate.

CHIESA PARROCCHIALE

Il 1 giugno del 1806 iniziano i lavori della nuova chiesa parrocchiale su progetto dell’architetto svizzero Simone Cantoni; i fondi della nuova chiesa venivano dal testamento del duca Giovanni Galeazzo Serbelloni ed il terreno su cui sorgeva era di proprietà della figlia marchesa Luigia Serbelloni Busca. La Chiesa doveva sorgere a lato del Mausoleo Serbelloni, cioè la tomba di famiglia dei duchi che comandavano a Gorgonzola. Le cifre per la Chiesa erano una rendita di £.16.000 (attualmente questa cifra corrisponde a milioni di euro). La chiesa  viene terminata nel 1820 e nel novembre dello stesso anno fu consacrata dall’arcivescovo di Milano cardinale Gaetano Gaisruch, come dimostrano le lapidi poste sul fondo della navata.

Struttura  architettonica

Lo stile della costruzione è sicuramente neoclassico, ma non è la ripetizione pedestre dei canoni di quella architettura, infatti il Cantoni giocò molto sui volumi e sui vuoti delle volte per dare slancio all’edificio: già osservando l’esterno si vede che la facciata con il tempietto di ingresso ed il sopralzo sembrano più la quinta snella di un teatro piuttosto che un serio ingresso di un luogo di preghiera.

La chiesa è composta da una sola navata a croce latina sorretta da 44 colonne d’ordine corinzio di cui 40 addossate alle pareti e 4 a tutto tondo che sorreggono il coro. Nei bracci della croce si trovano le due cappelle maggiori cioè quella della Madonna del rosario e quella del crocefisso, in questa cappella è situato il Crocefisso ligneo già presente nella chiesa precedente demolita per far posto a quella nuova. Le altre due cappelle si trovano verso il fondo della navata centrale e sono considerate cappelle minori perché meno rifinite da un punto di vista artistico: altare di San Rocco dipinto del pittore Giovanni Battista Zai, altare di Sant’Antonio da Padova dipinto da pittore ignoto.

L’abside e le volte sono ricoperti da rosoni fioriti che sono il motivo che ritorna nella parte alta della costruzione. Tutti i lavori di stucco sono stati eseguiti da Carlo Cattatori e Giovanni Pietro Ponte.

I bassorilievi presenti all’interno sono 16 e rappresentano episodi del Vangelo, mentre le 12 statue raffigurano i 4 profeti, i 4 evangelisti ed i 4 dottori della Chiesa.  I due amboni dal lato dell’epistola e dal lato del vangelo che servivano per le grandi predicazioni sono in legno e riccamente lavorati fregi dorati.

La chiesa possiede due organi di cui uno a mantice manuale, sul lato sinistro osservando l’altare, e questo era sicuramente quello della vecchia chiesa abbattuto perché si sa che è stato portato in chiesa nuova per il costo del trasporto di £.100.

L’edicola che sovrasta l’altare è a 6 colonne corinzie sempre a scanalatura con capitelli dorati ed è sovrastata da un Cristo risorto ligneo dorato; la porta del tabernacolo che rappresenta le visioni di Elia è di bronzo dorato ed è opera di Giuseppe Arrigoni. L’altare poi ha ai suoi due lati due angeli in marmo di Carrara, opera dello scultore Benedetto Cacciatori.

Gli affreschi delle due cappelle maggiori sono di Agostino Comerio di cui pregevole è sicuramente l’interno di Sacra Famiglia di Nazareth.

La cupola

L’opera di maggior pregio dell’interno è sicuramente la cupola centrale da cui prende luce tutto il braccio della croce latina della Chiesa: è composta da quattro vele, due calotte e la lanterna finestrata centrale. L’altezza dal suolo è di circa 25 metri ed è una struttura basata sull’equilibrio dei mattoni che dalla base arrivano fino al lucernario considerato il punto di stabilità di tutta la cupola. Sicuramente è un’opera di alta ingegneria ed il Cantoni soffrì parecchio nel concepire la sua realizzazione. A fianco della chiesa si trova il MAUSOLEO della famiglia Serbelloni, dove sono sepolti tutti i membri più importanti della famiglia e forse anche l’architetto Cantoni perché morì durante i lavori della Chiesa.

Il campanile

Il progetto è dell’architetto Giacomo Moraglia, si trova in una posizione strana rispetto alla chiesa perché è a metà dell’abside. I lavori iniziarono nel 1848 dopo che l’Opera Pia Cagnola prese dal fondo dell’erigendo Ospedale la somma di £. 70.000 per ultimare la struttura; durante la sua edificazione si utilizzò una parte del materiale del vecchio campanile ancora esistente.

SIMONE CANTONI (1739-1818)

Grande esponente dell’architettura neoclassica, giunse a Milano nel 1768, forte di una preparazione culturale che comprendeva l’esperienza diretta di cantiere e un’estrema padronanza del disegno. Fra le famiglie nobili che affidarono i loro incarichi al Cantoni spiccano i Serbelloni, con il quali mantenne rapporti di lavoro dal 1775 fino alla sua morte.

Per quanto riguarda l’opera di Simone Cantoni a Gorgonzola ricordiamo:

  • Il mausoleo Serbelloni (commissionato da Giangaleazzo e realizzato fra il 1775 e il 1776);
  • Il casino di campagna della famiglia Serbelloni di cui non rimane nulla;
  • La chiesa dei SS. Protaso e Gervaso commissionata da Giangaleazzo e realizzata a partire dal 1806.

I lavori per la chiesa terminarono nel 1820; Cantoni tuttavia non vide terminata l’opera da lui progettata, in quanto morì il 3 marzo 1818 proprio durante un sopralluogo al cantiere della chiesa; i lavori furono portati avanti e terminati sotto la direzione dell’amico Giacomo Moraglia.

OSPEDALE SERBELLONI

E’ l’unico di questa zona nato con questo intento ex-novo e non frutto di ristrutturazione di vecchi convento o caserme. Il progetto è dell’Architetto Giacomo Moraglia e fu iniziato nel 1848. Sappiamo che nel 1865 la “Pia Causa Serbelloni” (amministrava i fondi dei Serbelloni per costruire Chiesa e Ospedale) era proprietaria dell’ospedale; nel 1880 una fonte catastale precisa che la costruzione è a tre piani, ha 80 vani ed anche una lavanderia. Nel 1886 lo storico Muoni dichiara che l’ospedale poteva ospitare una quarantina di degenti. La malattia più curata era la “Pellagra” dovuta a mancanza di vitamine nella nutrizione normale della popolazione contadina.

IL CIMITERO

Il progetto è sempre dell’architetto Moraglia: il vecchio cimitero si trovava davanti alla chiesa parrocchiale, mentre quello nuovo venne edificato duecento passi dal borgo, secondo le norme di Napoleone, ed era a forma di quadrilatero. Il vecchio cimitero ancora esistente ed integrato nei vari allargamenti necessari al crescere della popolazione, ha il pregio di essere un museo a cielo aperto data la pregevole fattura di molte tombe antiche.

Una curiosità : sul territorio di Gorgonzola si trovavano anche altri tre cimiteri ai lati del paese dove venivano sepolti i morti di peste nelle varie epoche. Infatti nella visita pastorale del 1851 dell’arcivescovo di Milano Bartolomeo Carlo Romilli, nei verbali sono citati questi luoghi di sepoltura in fosse comuni. Ancora negli anni trenta e quaranta si andava a far visita ai tre lazzaretti perché vi si trovavano delle cappellette votive e la popolazione ne era molto devota.

CORTE DEI CHIOSI ( O DEI CHIOSTRI)

Al numero 12 dell’attuale via Piave, entrando dal portone che dà sulla via, si notano in fondo a destra quattro archi a sesto acuto al piano terra e due finestre sempre a sesto acuto al primo piano. E’ il rimasuglio di una costruzione del XIII secolo e quasi certamente è il convento delle Umiliate che si trovavano a Gorgonzola. L’ordine degli Umiliati venne soppresso il 23 luglio 1568 su ordine di papa PIO V e da allora il convento ha subito varie trasformazioni fino ad essere ridotto allo stato attuale: la sua proprietà comunque è privata. Come ricordo della presenza degli Umiliati fino al 1800 esisteva la Fiera di Sant’Erasmo che serviva a commercializzare il lino prodotto nelle nostre zone a seguito della produzione e commercializzazione dei filati, dovuta appunto agli Umiliati.

SANTUARIO MADONNA DELL’AIUTO

Anticamente questa chiesa era dedicata a San Pietro e probabilmente era integrata nel complesso del convento degli Umiliati. Parrebbe comunque la chiesa più antica del paese anche perché la sacristia ed il locale della cella campanaria sono integrate nella case del cortile adiacente. Venne poi dedicata alla Madonna dell’Aiuto perché il Vescovo di Bobbio, che passava le vacanze a Gorgonzola ( così narra la tradizione orale) vi portò il dipinto attuale che è posto sopra l’altare maggiore: la riproduzione della Madonna venerata in un grande santuario proprio a Bobbio.

Al suo interno : pregevole altare seicentesco marmoreo, ai suoi due lati le statue in gesso colorato di San Pietro e Paolo. La chiesa ha subìto un bel restauro ed è stata arricchita da una via crucis lignea di pregevole fattura. Come ricordo dei secoli passati rimane solo uno sbiadito quadro in cui si può leggere “ S. Jacob” , conosciuto come il protettore dell’ordine claustrale dei Serviti.

Il piazzale,  rifatto in anni recenti, crea intimità nel luogo e tiene fede ad un vecchio rogito a nome signor Agostino Massara del 1821 che, nell’acquistare il complesso, si impegnava poi a donare al Comune di Gorgonzola la chiesa con annessi, compreso il piazzale.

CONCLUSIONE

La storia di Gorgonzola non sarebbe completa se mancasse la citazione della Famiglia Serbelloni. Nel 1689 Gorgonzola divenne feudo dei Serbelloni, ne acquisiva i diritti feudali al prezzo di Lit: 45 “ogni fuoco” ( famiglia), Gabrio Serbelloni che nel Borgo già possedeva una casa di campagna ed altre proprietà. Nel 1691 il Serbelloni acquisiva in feudo anche Camporicco e Cassina de’ Pecchi e, in libero allodio, i dazi di osteria e macello a Gorgonzola.

Gabrio Serbelloni, di San Gabrio Cerbellon, in Sicilia, conte di Castiglione nel Lodigiano, signore di Romagnano nel Novarese, grande di Spagna uno dei LX decurioni, era il decimo figlio del Conte Giovanni e di Luigia, Figlia del Marchese Giovanni Gerolamo Marini dei duchi di Terranova.

Nacque il 19 Dicembre del 1635 e sposo, nel 1662, Maria Livia Lanti della Rovere, nobile romana figlia del marchese Lodovico duca di Polimarzio e vedova in prime nozze del conte Giovanni Borromeo.

Il duca Gabrio era il discendente d’una famiglia di origine spagnola, Cerbellon, Cervellon, Sorbellon, un ramo del quale si trasferì da Napoli a Milano.

Ricordiamo alcuni dei suoi antenati:  Cecilia Serbelloni che, maritata nel 1485 a Bernardo de’ Medici, generò Gian Giacomo de’ Medici, marchese di Melegnano, e Giovanni Angelo, che nel 1593 salì al soglio Pontificio col nome di Pio IV; ella fu anche antenata di San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano.

Gabrio o Gabriele Serbelloni, nato nel 1509 a Milano da Giovanni Pietro Serbelloni e da Elisabetta Rainoldi: fu uno più grandi capitani del XVI secolo; cavaliere di Malta, combatté contro i Turchi nel 1545 in Ungheria, nel 1571 a Lepanto, nel 1574 a Tunisi, dove fu fatto prigioniero e poi riscattato. Divenne viceré di Sicilia.

Negli anni 1577/1578 combatté con le truppe milanesi in Fiandra. Morì il 27 Gennaio 1580.

Giovanni Battista Serbelloni, figlio Gabrio, nacque nel 1540; nel 1581 divenne conte di Castiglione, nel 1583 signore di Romagnano. Fu al servizio del cugino Papa Pio IV.

Giovanni Serbelloni ultimo figlio di Giovanni Battista  e Ottavia Balbi, nacque il 7 Settembre 1590. Nel 1625 fu consigliere di stato, nel 1627 commissario generale a Milano, nel 1628 generale d’artiglieria e governatore del Monferrato. Fu maestro di campo generale, in Spagna, dove morì il 21 febbraio 1638 in seguito alle ferite riportate nell’assedio di Leucate. Padre di dieci figli tra cui il nostro duca Gabrio. Questi mori nel 1712.

Il figlio primogenito, Giovanni, nacque il 23 febbraio1665 e prese in moglie, il 23 agosto 1692, Maria Giulia figlia del conte Antonio Trotti. Fu maestro di campo della milizia urbana di Milano e uno dei LX decurioni; nel 1716 divenne governatore generale della milizia forese, poi regio assistente della confraternita di San Pietro di Gorgonzola.

Ebbe quattro figli: Gabrio, il primogenito nato il 28 novembre 1693, Galeazzo, Fabrizio, Giovanni Battista.

Fabrizio vesti l’abito prelatizio, fu legato a Ferrara, inquisitore generale e delegato apostolico a Malta, nunzio pontificio a Colonia e alle corti di Toscana, Polonia, Vienna; nel 1753 divenne cardinale, nel 1775 vescovo di Ostia e Velletri.

Giovanni Battista fu generale d’artiglieria e feldmaresciallo imperiale. Gabrio fu maestro di campo nella milizia urbana uno dei LX decurioni; nel 1710 ottenne a Barcellona dall’imperatore Carlo VI il titolo di grande di Spagna di prima classe; nel 1741 prese in moglie Maria Vittoria figli di Marco Ottoboni, duca di Fiano. Ebbero quattro figli: Giovanni Galeazzo, Gregorio, Alessandro Fabrizio e Marco.

+Copia link