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OLTREPO' PAVESE: VARZI E ZAVATTERELLO

OLTREPO' PAVESE: VARZI E ZAVATTERELLO

07:30

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Esiste un posto nel nord Italia in cui sembra quasi di trovarsi in Toscana: arroccati fra le colline, immersi nella vegetazione lussureggiante, con la possibilità di assaporare del buon cibo genuino e bere dell’ottimo vino in borghi medioevali che si sono conservati intatti nel corso del tempo. A pochi chilometri da Pavia e da Milano, l’ Oltrepò Pavese sorprende con aria pura e un paesaggio inusuale per quest’area del “bel paese”, conquistando col suo fascino defilato ma ugualmente mozzafiato.
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19^ Sagra Nazionale del Gorgonzola

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fine: 17 set 2017

10:00

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Chiudi gli occhi e spalanca bene le tue narici: lo senti? È l’inconfondibile profumo di zola che comincia già a spargersi nell’aria, segno che anche quest’anno si sta per ripetere la magia della città di Gorgonzola, che per un intero weekend torna ad essere la capitale delll'oro bianco-verde, l’inconfondibile formaggio con la muffa. …
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ANTEPRIMA DELLA SAGRA

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21:00

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E prima di cominciare le fatiche della sagra, rilassiamoci e divertiamoci con un gruppo fantastico: THE FUNKY MACHINE.Vi aspettiamo in piazza della Repubblica belli carichi!Grazie pro loco
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E ...STATE CON NOI

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20:45

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Se volete trascorrere una serata sotto le stelle, torna la manifestazione E...STATE CON NOI. Tre appuntamenti imperdibili per cantare, sognare, rilassarsi in compagnia.Vi aspettiamo!
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ARQUA' PETRARCA E I COLLI EUGANEI

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06:45

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Una splendida uscita in Veneto alla scoperta di tre borghi antichi: Arquà Petrarca, Este e Montagnana
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Le Chicche della Doni

Origine del meneghinoIl termine deriva dal diminutivo di Domenico, Domenichino che si trasforma dapprima in Menego e successivamente in Meneghino. Dal latino dominici, come lingua parlata dai domenici che appartengono al Signore, estensione dai servitori, usata dal popolo, in contrapposizione al latino, lingua dotta, parlata dalla nobiltà.
Altra ipotesi: si rifà al vocabolo Domenichino come nome derivante dall’uso invalso presso i milanesi dell’epoca di assumere solo per un giorno, di Domenica, un servo che permettesse loro d’ ostentare, nelle giornate delle visite e dei ricevimenti, una dovizia di personale, inesistente. Il dialetto milanese ha fondamenta latine, ma risente degli influssi di quanti hanno governato. Sono presenti parole di chiara origine austriaca, francese, gallica, gotica, longobarda, spagnola.
I vocaboli che citeremo, sono del dialetto milanese, parlato a Porta Cicca (P.ta Ticinese) precisazione necessaria perché come tutti i dialetti anche quello milanese si differenzia anche se di poco, da zona a zona della stessa città

.

Dal latino

tos e tosa-tonsum e tonsam-ragazzo e ragazza
micheta-micam panino
quadrell-quadrellum-mattone
nagott-ne gutta quidem-nemmeno una goccia, niente

Dal germanico

ruff-hurf-spazzatura
busèca-butze-trippa

Dal francese

sacranon-Sacrè nom de Dieu-imprecazione usata come sinomino di accidenti
clèr-éclair-saracinesca
buscion-bouchon-tappo

Dallo spagnolo

infescià-infecar-imbrattare
rognà-rosnar-brontolare
fà maron-marro-sbaglio, sbagliare

Dal tedesco

slandra-schlendern-bighellonare
sgnappa-schnaps-grappa
toder-Deutscher-tedesco

Dall’inglese

folber o folbal-footbal-gioco del calcio
sgùangia sgweng-sgualdrina
sanguis sandwich-panino imbottito

Modi di dire

A ufo

Significa a sbafo, deriva dalla scritta che fu dipinta sui barconi che trasportavano a Milano il marmo per il Duomo.
Ogni imbarcazione che transitava dalla conca doveva pagare una tassa sulle merci, esclusi i barconi che transitavano con i marmi, identificabili dalla scritta: A. U. F. O. (ad usum Fabricae opus: materiale destinato alla fabbrica) questa scritta fu dipinta affinchè i barconi venissero esentati dal pagare il dazio d’ingresso in città.
Entra nel parlare comune: “mangiare ad ufo” cioè senza pagare.

Asett e rampin   “Hin taccaa com asett e rampin”
Nel nostro dialetto l’asett è l’anello ove s’aggancia un piccolo rampino (rampin) in modo tale da congiungerli insieme, si usavano per attaccare i lembi dei vestiti (non esistevano ancora le cerniere).
Da questo detto una metafora riguardante le coppie inseparabili che per strada si tenevano strette strette.

Bauscia

In dialetto significa saliva, bausciarsi significa millantare, darsi delle arie, indica chi parla molto e conclude poco.

Gandolla  – Si pronuncia gandula
Traduzione letteraria di “nocciolo”. In senso figurato alcuni lo intendono anche come frottola ovvero: “Cascia gandoll cioe’ raccontare bugie.
Gandulla invece sta a significare Scimunito che deriva dallo spagnolo “Gandul” ovvero balordo Questo termine deriva dall’ arabo antico Ghandua.

Cont el cu per terra

In sintesi definisce un fallimento totale, la perdita di tutto, investire in qualcosa e fallire; la frase “con il culo per terra” nasce dall’uso medioevale d’obbligare i falliti a battersi il sedere in pubblico su una pietra di granito nero in piazza Mercanti.

Ciocca de latt

La ciocca è la sbronza, chiaramente si “prende” bevendo vino o alcolici, non con il latte, quindi una “ciocca de latt” è impossibile.
Per cui quando si indica una cosa irrealizzabile, impossibile si dice in questo modo.

Carlo Cudega

Definisce un tempo lontano: nel ‘700 la città era poco illuminata, quindi ricchi e nobili si facevano precedere dal “cudega”, un servo che con la lanterna illuminava loro la strada.

Il nome deriva dal greco odegos, anche allora venivano chiamati così i fattorini che

accompagnavano i clienti con l’ombrello in caso di pioggia e per chi accompagnava a cas a le ragazze al termine di una rappresentazione teatrale.

Cumenda – “Fa no l cumenda” -> non fare il commenda, non fare lo sbruffone.

Il commendatore è un titolo onorifico che veniva dato dalla presidenza della repubblica a persone che si distinguevano per attività imprenditoriali, “il cumenda” fu identificato all’imprenditore o industriale milanese anche in film o commedie sempre in termini di “sberleffo” personaggio esagerato, ricco e ridicolo, il tipico “bauscia”.

El culur ai polpett   “Dagh el coulur ai polpett”
Le polpette di solito, si fanno con gli avanzi e salvano la massaia all’ultimo momento perché sono un piatto di poco pregio, ma semplici e veloci da preparare.
Per renderle più gradite la cuoca le presenta con aspetto dorato, le rosola per dargli colore.

“Dagh el coulur ai polpett”

ossia dar colore alle polpette, significa conferire una bella apparenza a un cibo che lascia a desiderare per sapore e sostanza.
Ma questo detto, ha assunto in milanese anche significato metaforico, e si usa commentando il gesto o il discorso di chi vuol fare apparire buona una mediocre.

El strasc del moletta – “Consciaa me el strasc del moletta”

Il moletta è l’arrotino, quello che un tempo girava le strade di Milano con il carretto. Arrota coltelli e forbici, man mano che gli venivano affidati per “ona molada”. L’arrotino soleva ripulire le lame in uno straccio che penzolava dal carretto sempre sporco e tagliuzzato. Il detto è sopravvissuto a indicare chi è mal ridotto e poco presentabile.

Fà San Michee

La festa di S.Michele coincideva con la scadenza degli affitti, il 29 Settembre e succedeva spesso che una famiglia, terminata la locazione, lasciasse la casa per trasferirsi altrove. Fare San Michele significa quindi traslocare, lasciare ogni cosa, anche i ricordi.

Fà maron

La parola maron, non deriva né da marra che è la zappa, né da marrone che è la castagna, ma dal verbo inglese to mar, che significa sbagliarsi. Perciò in milanese quando si vede qualcuno sbaglia si dice: “l’ha faa  maron”. In questo caso l’errore non è l’abbaglio di chi scambia una cosa per un’altra, è piuttosto i chi sperava di passarla liscia ed invece è stato scoperto.

Fagh su la crus -> “Farsi la croce

Ha come origine l’interruzione di un gioco da parte dei bambini, si tracciava una croce esclamando:” crosin, croson, per mì el giogh l’è pu bon” , dichiarando così di non voler più giocare.
Usato poi nel parlar comune: “Io a quello gli ho messo una croce sopra” ,” oppure “ho messo una croce sopra quell’affare” insomma che siano persone o cose quando si dice “ho messo una croce sopra” significa che non ci si vuole più avere nulla a che fare!

Fa stringh de la pell

La stringa è il laccio per scarpe di cuoio. Ridurre la pelle in stringhe significa tagliarla, usarla totalmente in modo che nulla vada perduto e tutto sia utilizzato.
“Fà stringh de la pell” vuol dire guadagnare lavorando senza risparmiarsi.

I ball de Fràa Giuli

Personaggio di fantasia popolarmente indicato come grande frottolone, elargitore di panzane celie, nel gergo viene indicato come “ballista”. Notissimo detto milanese “I ball de fràa Giuli” (frottole di frate Giulio) per dire d’una cosa che e’ una panzana.

Invers come ona pidria

Il pedrieu, la pidra, è un grosso imbuto che stava in piedi solo se a rovescio. Invers in milanese significa rovesciato o maldisposto, inverso o di pessimo umore in significato fisico.
Dalla fusione della pidria e dell’aggettivo invers è nato questo detto, che si usa dire quando incontrate una persona d’umore nero.

Lavorà per la gesa , “Lavorà per la gesa de Vaver”

Letteralmente significa: lavorare per la chiesa di Vaprio d’Adda.
Questa chiesa fu costruita con prestazioni gratuite dei cittadini, quindi i milanesi usano questo detto per indicare un lavoro che dà merito, ma non danaro. Definisce un lavoro che ha dignità per nobili sentimenti.

Mangiaa la foeuja

Detto proveniente dall’agricoltura, precisamente del baco da seta. Ha origine nel fatto che il baco mangia la foglia, si nutre e s’arrampica, forma il bozzolo.
Mangiar la foglia significa evolversi far progressi o trasformarsi, cambiare in meglio.
Si usa per chi all’inizio non aveva capito una situazione e ne percepisce poi il significato.

Tacà su el capell

Detto antico che si riferisce a un giovane ambizioso e povero in canna che cerchi una facile sistemazione sposando una donna ricca.
Di quel giovane a Milano si dice: “l’ha taccaa su el capell”.

M’hann faa su

Il detto originale include la parte terminale “a remissell” (a gomitolo): Chi è avvolto da un filo come il gomitolo non può più muoversi.La parte terminale con il tempo è andata perduta.
Chi ha dovuto subire l’abilità dialettica di un’altra persona o ritiene di essere stato raggirato esclama: m’hann faa sù” (mi hanno imbrogliato).

AOfelee fà ‘l to mestee

Forse uno dei detti più conosciuti, almeno per sentito dire. L’ofelee era il pasticcere e questo detto e’ un invito ad una persona a desistere in compiti non propri.
Invito a non improvvisare, a non mettersi in cattedra quando si dovrebbe stare sul banco.
Un richiamo per qualcuno che improvvisa in lavoro non suo.

Và a Bagg    “Và a Bagg a sonà l’organ” -> ovvero “Vai a Baggio a suonare l’organo”

E’ una tipica espressione popolare milanese. Si riferisce ad una cappella votiva sita nella zona di Baggio, dove e’ raffigurato un organista che suona.
L’ invito a fare una cosa impossibile, ovvero suonare questo organo dipinto, e’ un modo simpatico e originale per mandare qualcuno a quel paese.

Segnass col gumbet   -> Segnarsi col gomito. Questo detto milanese si usa con chi se l’è cavata da un guaio con eccezionale fortuna; in tal caso si suol dire che quel fortunato può… segnass col gombet, ossia può ringraziare con un gesto straordinario quale è il segno della Croce fatto col gomito, la Provvidenza che l’ ha aiutato in un modo inusuale.

Schiva l’uliva

Vuol dire evita guai, un invito a stare attenti e a non cacciarsi nei guai.
Si rifà al carrozzone dei carcerati che una volta attraversava la città per

arrivare al Tribunale in P. za Beccaria o in Corte di Assise, in via della Signora. Il carrozzone tirato da due cavalli, di colore verde oliva con grate alle quali si affacciavano i carcerati, diffondeva un senso di gelo e angoscia.
In relazione al colore del carrozzone pare sia nato il detto popolare “schiva l’oliva”, che era come un monito: attenti a non finire nel carrozzone dei detenuti, non finire nei guai.

Và a onges”  letteralmente “Va a ungerti”

E’’ usato nel gergo popolare di Milano per mandare al diavolo una persona poco gradevole e nasce da un fatto singolare.
L’origine del detto risale alle pestilenze descritte dal Manzoni e all’antica credenza, diffusa in quel periodo, che la peste si prendesse a causa di certi misteriosi unguenti malefici che persone malvagie (gli untori) spargevano sulle porte e sui muri. “Và a onges” vuol dire quindi “Vai a prenderti la peste!”. Invettiva pesante, ma originale.

Spicciola

Intende quotidiano, a volte significa ordinario. Più che un modo di dire e’ una definizione per la bicicletta, veniva chiamata così dai milanesi d’ inizio secolo. Spicciola perché di uso quotidiano.

Spinazzitt

In dialetto significa spinacini, riferito affettuosamente alle piccole allieve della scuola di ballo della Scala. Nome derivante dall’ acconciatura tradizionale obbligatoria durante le lezioni. I capelli suddivisi in due bande separate da una scriminatura e raccolti dietro la nuca che agli spettatori dell’ 800 ricordava la forma dello spinacio. La scuola di danza classica costituita presso la Scala nel 1813 ha la sede in via Campo Lodigiano.

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